motivazione

Mantenere alta la motivazione sportiva durante la pandemia è un’ottima performance

L’anno 2020 è stato segnato da una serie di rinvii e cancellazioni di gare ed eventi sportivi che possono aver procurato una grossa perdita di motivazione. Gli atleti agonisti, ma anche gli allenatori e lo staff delle società sportive, hanno dovuto attingere alle risorse personali per superare se stessi.

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Nell’incertezza che da sempre contraddistingue lo sport, soprattutto quello italiano, abbiamo assistito a un’onda d’urto scatenata dalla pandemia di COVID-19 che ha travolto tutti i settori delle società, nessuno escluso, con una forza senza precedenti. Anche i migliori atleti non sono stati risparmiati, con un susseguirsi di diversi episodi, tra cui l’allenamento in lockdown, il posticipo delle Olimpiadi e programmi di recupero interrotti da misure sanitarie e dal virus stesso. Inoltre, è l’incertezza che ha regnato, e regna ancora, sul calendario delle gare che forse ha avuto il più forte impatto sulla preparazione e sullo stato d’animo degli atleti.

Mentre gli obiettivi sono di solito determinati in relazione alle scadenze stabilite dal calendario delle gare e degli eventi che segnano la stagione, la litania di rinvii e cancellazioni li ha costretti a vivere e a guardare da un’altra prospettiva la loro preparazione, senza tangibili sfide a breve e medio termine. Anche se nelle loro carriere sanno che a volte devono andare avanti senza parametri di riferimento e senza certezze a causa di un infortunio, una disgrazia, un mancato rinnovo di contratto, questa situazione era sicuramente più difficile in quanto nuova ed imprevedibile.

Nulla era sicuro nel 2020

L’unica certezza è che nulla era certo.

Non è facile, in queste condizioni, trovare la motivazione necessaria e ottimizzare il proprio livello di sopportazione senza cedere ai dubbi quando la ripresa delle gare si allontana sempre di più col passare del tempo. E quando le federazioni sportive non sono costrette a rivedere il loro programma di gare, è il virus stesso che vanifica i progetti degli atleti. Per gli atleti alla ricerca di confronti internazionali è difficile tirare le somme e non è semplice avere un’idea sugli avversari senza le gare al di fuori dei confini nazionali. Per gli atleti agonisti, la competizione è davvero la loro forza, la loro linfa vitale, ciò che dà la motivazione quotidiana, ciò che li sostiene. Se viene loro tolta, non hanno un obiettivo e l’assenza di obiettivi può generare ansia, dubbi, incertezze, e in tanti possono ritrovarsi a chiedere a se stessi il perché di tante ore di allenamento per niente. La maggior parte degli atleti ha avuto molte domande e poche risposte, alcuni di loro hanno perso i punti di riferimento e la loro identità sportiva. E’ successo anche a Tom Domoulin.

Constatando che ogni partita, gara, evento, si annullava una dopo l’altra e non avendo una chiara prospettiva su quando tutto sarebbe tornato alla normalità, gli atleti hanno cominciato a chiedersi se valesse la pena allenarsi così duramente. La competizione ti dà un obiettivo e dà valore al lavoro che hai fatto in allenamento, ma mancavano i punti di riferimento.

Sfide per l’allenamento

Per mantenere i ragazzi in movimento e “all’erta” , lo staff sportivo ha dovuto essere creativo e rinnovarsi, proponendo nuovi contenuti tecnici, nuovi approcci e sfide formative per almeno simulare le gare. Eppure, gli stessi allenatori si sono ritrovati destabilizzati. Anche se durante il lockdown erano riusciti a mantenere la loro creatività in vista di un obiettivo da raggiungere, in seguito con la ripresa degli allenamenti ciò che li motivava, vale a dire l’organizzazione e la preparazione degli atleti e la pianificazione in vista delle competizioni, veniva meno a causa delle cancellazioni.

Psicologi, mental coach ed esperti sportivi si sono mobilitati con gli atleti e gli allenatori per sostenerli, per nutrire la loro motivazione e permettere loro di ritrovare un senso. Sono stati aiutati nel ridefinire dei “sotto-obiettivi” adatti alla situazione, a lavorare in modo diverso, ad essere creativi con intenzioni differenti, proponendo allenamenti divertenti ma con un’intensità adeguata per prepararsi ad un incerto ritorno alle gare.

Settimane di lavoro, ancora più personalizzate con sessioni di allenamento trasformate in simulazioni di gara e nuove attività per dare un taglio alla routine, e i periodi di riposo si sono susseguiti uno dopo l’altro. Il calendario decisamente più leggero ha permesso ad alcuni atleti di spingersi oltre i loro limiti durante l’allenamento, di sviluppare il loro potenziale tecnico senza doversi preoccupare della fatica e del recupero, un approccio che sta già visibilmente dando i suoi frutti.

Anche se quel periodo permetteva agli atleti di far riposare corpo e mente, di approfittare del presente, di non pensare al risultato, la mancanza di confronto, di parametri di allenamento, di adrenalina, di automatismi, di valutazioni, rimaneva comunque una costante dietro l’angolo a far vacillare la motivazione personale.

“Un obiettivo non deve essere necessariamente raggiunto: spesso serve soltanto come qualcosa a cui mirare”
(Bruce Lee)

Conforto e riscatto

In una situazione di stallo totale in provare ed estate 2020, lo sport mondiale ha timidamente ripreso i suoi diritti e le sue scadenze in alcune discipline verso l’autunno. Il sollievo espresso da chi ha avuto la fortuna di scende sui campi di gioco o sui percorsi di gara è proporzionato allo stress e all’ansia provati negli ultimi mesi mentre si vedevano annullare gli appuntamenti nazionali e internazionali. Alcuni atleti sono riusciti a vincere appena tornati all’attività agonistica, confermando che se questa paura aveva comunque lasciato il segno, erano state in grado di ritornare agevolmente a gareggiare e vincere. Questi risultati, in questi tempi complicati, possono aiutare a rassicurare e creare una dinamica per tutte le discipline.

Quali sono le nuove forme di incertezza?

Se da un lato le incertezze sul calendario non sono state completamente dissipate, ce ne sono ancora altre che rendono il periodo più impegnativo che mai. Sono state colpite tutte le scadenze, tutti gli aspetti della vita personale, sportiva, scolastica o universitaria, professionale, amicale, familiare. Un atleta può essere portato a mettere in dubbio l’intera utilità del proprio allenamento, ad avere forti preoccupazioni sul proprio futuro e le sue risorse. In molte discipline gli atleti dipendono dai bonus, dai “gettoni presenza”, dai premi e dagli stanziamenti che ricevono nelle competizioni, per non parlare dell’impatto economico sugli sponsor personali, che in più di un’occasione hanno messo in dubbio il loro supporto.

Bisogna adattarsi mentalmente e rispettare le nuove regole dei protocolli sanitari, che in alcuni casi possono essere estremi.

Puntare l’attenzione su ciò che abbiamo imparato, prendere le distanze dalla situazione e chiederci come superare questa prova è un buon modo di affrontare le cose. Questa crisi ci ha costretto a reinventare i nostri allenamenti e il nostro rapporto con gli altri. L’aver affrontato l’ignoto in questo modo può essere molto positivo in una carriera, perché allenarsi e mantenere alta la motivazione anche senza obiettivi è già di per se un’ottima performance.

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