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Conseguenze psicologiche nello sport italiano per emergenza covid-19

A partire dai primi mesi del 2020, il contesto sportivo italiano ha dovuto fronteggiare l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19. Società sportive e atleti italiani sono stati tra i primi a vivere le restrizioni dovute alle misure di prevenzione.

A tal proposito, sono state indagate le principali conseguenze psicologiche dell’isolamento, dell’interruzione degli allenamenti consueti e del rinvio delle competizioni.

In quest’articolo sono riportati i risultati emersi da rilevanti studi scientifici internazionali, oltre che da studi che sono stati condotti su campioni di atleti e allenatori italiani.

sport“L’uomo scopre se stesso quando si misura con l’ostacolo”   
(Antoine de Saint-Exupery)

Le misure adottate dal Governo italiano per il contenimento della diffusione del virus hanno previsto il distanziamento e l’isolamento sociale. Anche la comunità sportiva si è dovuta confrontare con le importanti ripercussioni dovute all’emergenza sanitaria: molte competizioni sono state rinviate o annullate, le strutture per l’allenamento temporaneamente chiuse e gli atleti si sono visti costretti ad adattare i propri obiettivi e programmi di allenamento.

Tra le varie conseguenze, le misure di prevenzione e contenimento adottate hanno avuto una ricaduta anche sul contesto sportivo, impattando a vari livelli su atleti, allenatori, staff tecnico e dirigenziale, tutti costretti ad allontanarsi dai luoghi usuali di allenamento, di lavoro e di socialità.

Gli atleti si sono dovuti confrontare con diverse sfide e difficoltà legate all’isolamento sociale, alle interruzioni di carriera, all’incertezza del processo di qualificazione alle diverse competizioni.

Questa situazione ha portato un aumento significativo sia del livello di stress percepito, sia degli stati psicobiosociali disfunzionali, legati al momento di crisi che gli atleti stanno vivendo. In particolare, è emerso come le donne, rispetto agli uomini, percepissero maggiori livelli di stress e di stati biopsicosociali disfunzionali.

Anche gli allenatori si sono trovati a fronteggiare una situazione stressante che li ha costretti a un autoisolamento a casa, limitandoli nella possibilità di impegnarsi a livello professionale e di interagire di persona con i propri atleti.

L’impatto della pandemia sugli atleti

Gli atleti e le atlete di tutto il mondo hanno dovuto interrompere le loro routine di allenamento in preparazione delle competizioni sportive.

Sin da subito si è sentita come fondamentale la necessità di creare routine alternative che potessero aiutare gli atleti sia a mantenere un’alta condizione fisica che a modificare i propri stili di vita nei periodi di confinamento, al fine di salvaguardare soprattutto una buona salute mentale. La situazione che si è generata a seguito della pandemia ha creato nuove fonti di stress, in particolare fra gli atleti di elite, esponendoli ad un maggior sportrischio di perdita del benessere psicologico.

Proprio attorno all’ “identità” uno studio ha voluto analizzare l’impatto della pandemia sugli atleti italiani all’interno dei quadri teorici dell’identità atletica e della regolazione cognitiva delle emozioni.
L’identità atletica, indagata tramite l’ Athletic Identity Measurement Scale , corrisponde al “grado in cui un individuo si identifica con il ruolo dell’atleta” e si declina in tre dimensioni: identità sociale, esclusività e affettività negativa.
La regolazione emotiva, valutata con la versione italiana del Cognitive Emotion Regulation Questionnaire , si riferisce invece a “tutti i processi estrinseci e intrinseci responsabili del monitoraggio, della valutazione e della modifica delle reazioni emotive, in particolare delle loro caratteristiche intense e temporali, per raggiungere i propri obiettivi”. Questa capacità si presume essere un fattore importante nel determinare il benessere e il buon funzionamento dell’individuo e di conseguenza anche dell’atleta.

I risultati hanno evidenziato come gli atleti di elite e quelli praticanti sport di squadra, durante il lockdown, abbiano mostrato una più forte identità atletica. Sono inoltre emerse differenze significative per quanto riguarda le strategie di regolazione cognitiva delle emozioni in relazione al genere, al grado di identità atletica e al livello competitivo.
In riferimento al livello competitivo, gli atleti di elite hanno mostrato migliori capacità di accettare il loro vissuto, rassegnandosi all’accaduto, e un pensiero maggiormente orientato a capire quali passi intraprendere per gestire l’evento negativo.

L’impatto sugli allenatori

Uno studio italiano si è concentrato sullo stress percepito da parte degli allenatori, valutato attraverso la Italian perceived stress scale e sulla loro capacità di regolare le emozioni in questa situazione di forte crisi. Lo stress percepito è stato considerato con una duplice valenza, ovvero positiva e negativa, come un duplice costrutto. Lo stress “positivo” comporta la sensazione di avere il controllo della situazione mentre quello “negativo” è concettualizzato come una mancanza di controllo e un senso di travolgimento da parte degli eventi, che corrisponde a livelli elevati di stress percepito.

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Per ciò che concerne la regolazione delle emozioni è stata utilizzata la versione italiana dell’ Emotion regulation Questionnaire, secondo il quale nel momento in cui un individuo si trova a sperimentare un processo che genera emozioni egli può adottare due principali strategie di regolazione: una focalizzata sull’antecedente, detta “Rivalutazione”, e una incentrata sulla risposta emotiva, detta “Soppressione”.
La rivalutazione consiste nel cambiare il modo in cui si pensa a una situazione ed è generalmente attivata all’inizio del processo. La soppressione implica invece l’inibizione dell’espressione emotiva ed è generalmente attivata in seguito al processo.

I risultati dello studio hanno evidenziato livelli di stress percepito da parte degli allenatori significativamente superiori rispetto ai dati registrati prima del Covid-19. Inoltre, le donne hanno riportato livelli maggiori di stress percepito rispetto agli uomini. In ambito agonistico, è emerso come gli allenatori d’elite hanno riportato un maggiore controllo della situazione (“stress positivo”) e tale risultato sembra trovare una giustificazione nel fatto che, solitamente, gli allenatori di elite lavorano in organizzazioni maggiormente strutturate e quindi in grado di fornire loro maggiore supporto. Inoltre, gli allenatori di atleti non elite potrebbero essersi trovati a lavorare maggiormente con atleti che hanno perso la loro identità atletica durante il lockodown.

Il ruolo della psicologia dello sport

Gli studi scientifici in merito sottolineano l’importanza di prevedere programmi di gestione dello stress e regolazione emotiva sia per gli atleti sia per gli allenatori. E’ fondamentale infatti che gli allenatori considerino come il loro comportamento possa influenzare quello degli atleti, e che questa influenza possa avvenire sia attraverso il loro impegno quotidiano sia attraverso la comunicazione con gli stessi. Si può ipotizzare anche che questi programmi, oltre ad avere ricadute dirette sulla gestione di situazioni critiche, possano svolgere una funzione preventiva sul fenomeno del burn-out e sulla regolazione emotiva degli atleti stessi.

Sebbene gli studi analizzati abbiano analizzato l’impatto specifico della crisi legata all’emergenza Covid-19, alcuni risultati e suggerimenti pratici potrebbero essere estesi a casi incontrati più di frequente nella carriera di uno sportivo e che spesso implicano un isolamento o un’interruzione forzata dell’attività.

A livello generale, emerge dunque l’opportunità di riproporre in modo abitudinario regimi di training e comportamenti salutari proposti in varia misura durante la crisi pandemica che prevedono l’introduzione anche di elementi di mental training. Queste attività risulterebbero utili a promuovere la fiducia in se stessi, il miglioramento della capacità di concentrazione, la capacità di strutturare obiettivi in modo adeguato e soddisfacente, nonchè il perfezionamento della propria consapevolezza.

In questo momento, dato il prolungarsi della situazione di crisi, ulteriori ricerche dovrebbero valutare l’impatto sul sistema sportivo italiano, in riferimento sia alle variabili precedentemente analizzate sia alle varie difficoltà collegate alla ripresa dell’attività sportiva e agonistica, approfondendo il tema di burn-out. Infatti, la situazione attuale, fatta di rinunce frustrazioni e preoccupazioni per il futuro, di diversa natura, pone a rischio di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale sia gli atleti che gli allenatori.

Uno dei principali rischi è quello di focalizzarsi su una ripresa operativa, tecnica ed economica, trascurando gli aspetti psicologici che possono essere considerati come secondari e di non immediata importanza. L’esperienza e le ricerche ci mostrano, invece, come tali aspetti possano rivelarsi un insieme di input propulsivi da dover considerare per la ripresa globale, anche nel contesto sportivo.

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