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I fattori psicologici nella ripresa dello sport a seguito di infortunio

Alcuni atleti, a seguito di un infortunio, alla ripresa degli allenamenti, a causa di fattori fisici e psicologici, non sono sempre in condizione di tornare al loro consueto livello di performance.

La maggior parte degli atleti agonisti hanno accettato fin dall’inizio della propria carriera che l’infortunio potrà essere parte integrante della loro vita. Gli infortuni, però, possono avere, oltre ad un impatto fisico, anche un impatto significati vo anche sulla loro salute e performance psicologica.

“Gli individui altamente motivati e determinati generalmente tendono di più a percepire l’infortunio come parte del gioco.”

Recenti studi scientifici in ambito sportivo dimostrano che gli atleti infortunati possono usufruire di capacità funzionali che permettono loro di tornare ad allenarsi prima di essere psicologicamente pronti a farlo, ma anche che alcuni di essi non sempre riescono a riprendere il loro livello di performance pre-infortunio per fattori psicologici. E’ quindi importante focalizzare la nostra attenzione sui diversi fattori che psicologici che determinano la ripresa degli allenamenti dopo infortunio, al fine di offrire agli atleti un trattamento completo e multidisciplinare, garantendo così il miglior supporto in questo periodo.

“Alcuni lati della propria personalità, la capacità di adattamento allo stress e anche l’immagine di se stessi sarebbero da attribuire agli infortuni sportivi.”

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Modello integrativo biopsicosociale

Gli obblighi che lo sport agonistico impone possono indurre a varie reazioni psicologiche come ansia, difficoltà di adattamento o adozione di comportamenti rischiosi. Alcuni fattori sono addirittura considerati come campanello d’allarme per il rischio di infortunarsi, come il grado di esperienza e la percezione di un infortunio da parte dell’atleta, la sua personalità, l’ambiente sociale (cioè la relazione con l’allenatore, i compagni di squadra o il sostegno sociale) e quello generale (disponibilità, accessibilità alle infrastrutture, eccetera).

Alcuni tratti della personalità, la capacità di adattamento allo stress e anche l’immagine di se stessi sarebbero da attribuire agli infortuni sportivi. In particolare, la frequenza e l’intensità dei fattori di stress influenzano l’insorgenza di infortuni. Questi fattori situazionali possono anche influenzare le reazioni cognitive, emotive e comportamentali di un atleta dopo l’infortunio.

All’inizio dell’infortunio e durante tutto il processo di riabilitazione, un atleta valuterà cognitivamente molti parametri come cause dell’infortunio, la velocità di recupero, il suo attuale livello di performance rispetto ai compagni di squadra e agli avversari, ma anche la sua capacità di far fronte alla lesione o la disponibilità del supporto sociale che riceve.

I soggetti altamente motivati e determinati generalmente tendono di più a percepire l’infortunio come parte del gioco, alcuni lo considerano come vero e proprio banco di prova, anche se non dovrebbero tendere a riprendere lo sport troppo rapidamente senza saper ascoltare i propri sentimenti e soprattutto senza aspettare le tappe di rieducazione e riatletizzazione. Inoltre, a seguito di una lesione sorgono altri fattori che possono evolvere durante il processo di riabilitazione: paura dell’ignoto, perdita di fiducia in se stessi, frustrazione, rabbia, o al contrario, atteggiamenti positivi, costanza nelle sessioni di riabilitazione e fisioterapia, che si svilupperanno e giocheranno un ruolo importante nelle risposte emotive e comportamentali.

infortunioIn questo ambito, l’ansia svolge un ruolo notevole. L’infortunio si rivela un evento particolarmente stressante ed ansiogeno per l’atleta, causando cambiamenti significativi nella sua vita e nella sua gestione del quotidiano. In generale, un atleta potrebbe porsi domande sulla sua condizione, l’impatto dell’infortunio sulla stagione agonistica, il suo posto nella squadra e i suoi obiettivi agonistici, ma anche l’impatto sulle finanze e sulla vita personale.

La risposta all’infortunio è anche influenzata dal sesso dell’atleta. Le donne esprimono più risposte emotive durante il recupero rispetto agli uomini. A metà recupero il 50% degli uomini esprime rabbia, frustrazione e si sente inutile, mentre le donne si sentono inutili e frustrate ma non percepiscono sentimenti di rabbia. Un volta completato il recupero le donne mostrano segnali positivi maggiori rispetto agli uomini e sembra anche che gli atleti più giovani esprimano più rabbia per l’infortunio rispetto agli atleti maturi.

Le strategie di “coping”

Si tratta di strategie di adattamento che possono permettere agli atleti di affrontare direttamente la fonte dello stress o i pensieri e le emozioni che ne derivano, sia con l’azione (pianificazione, aiuto, ricerca di informazioni, consigli) sia attraverso processi di pensiero e controllo emotivo ( pensiero positivo, rilassamento, visualizzazione). Queste strategie possono aiutare l’atleta ad aumentare le proprie risorse per affrontare la situazione. Un atleta ansioso, tendenzialmente, ricorrerà maggiormente a strategie orientate verso una reazione di fuga, come la negazione, il disimpegno comportamentale o il biasimo. L’uso di strategie orientate alla fuga devono essere considerate inappropriate perché possono portare l’atleta verso comportamenti rischiosi come il disimpegno dal processo di cura, la colpevolizzazione di sé o degli altri o addirittura l’uso di sostanze.

E’ quindi importante che l’atleta sia seguito per capire e adottare la strategia più efficace e che meglio gli si addice. Le sfide possono essere lanciate dal professionista (medico, fisioterapista,…), dai partner convalescenti o dagli atleti stessi. Fissare degli obiettivi di rieducazione adattati al livello del recupero dell’atleta può aiutarlo a controllare se stesso e il dolore che accompagna gli esercizi.

Strategie di coping efficaci e un forte controllo emotivo aiuteranno a moderare alcuni dei comportamenti a rischio che gli atleti agonisti possono adottare, dovuti soprattutto all’impulsività. Di fronte a situazioni di stress l’atleta può avere difficoltà a controllare se stesso e può essere indotto ad adottare comportamenti rischiosi (abuso di alcool o di sostanze stupefacenti, comportamenti pericolosi) con conseguente aumento del rischio di ulteriori infortuni e lesioni.

Durante le cure mediche e paramediche, si mostreranno e si svilupperanno nuovi fattori psicologici man mano che l’atleta effettua le sue sessioni di riabilitazione e riatletizzazione e soprattutto quando recupera le sue capacità fisiche. In questo modo si troverà di fronte a nuove preoccupazioni. Diverse tecniche di rilassamento, come yoga, meditazione, mindfullness, controllo del respiro, possono giocare un ruolo primario in questo contesto.

Ansia da infortunio

La percezione del dolore evolverà particolarmente tra l’inizio e la fine del trattamento di guarigione dell’atleta. Inoltre, cambia da persona a persona soprattutto in funzione delle esperienze di dolore passate e del tipo di infortunio accaduto in passato. Fattori come strategie per reagire al dolore, l’esperienza personale dello stesso e la personalità giocheranno un ruolo importante nella risposta dell’atleta infortunato, che può decidere di affrontarlo o può decidere di evitarlo, limitando così la sua esposizione al dolore, rendendo impossibile modulare le sessioni riabilitative in funzione della sua percezione del dolore.

Un atleta con un’alta soglia di sopportazione del dolore, in grado di gestire i suoi pensieri legati allo stesso può continuare ad allenarsi o riprendere l’allenamento prima rispetto a un atleta con una soglia del dolore più bassa che dovrà invece fermarsi. Inoltre, se un atleta non percepisce un miglioramento delle sue condizioni fisiche è meno probabile che rispetti il percorso terapeutico, posticipando gli allenamenti e le gare. Allo stesso modo, l’ansia da infortunio è un fattore psicologico che può influenzare i risultati di riabilitazione e riatletizzazione e aumentare il rischio di un nuovo infortunio. L’ansia da infortunio rappresenta una barriera psicologica per gli atleti infortunati che riprendono gli allenamenti ed è una delle loro preoccupazioni più forti.

L’ansia da infortunio è una risposta emotiva negativa con manifestazioni cognitive ma anche somatiche e questi sintomi potrebbero ricomparire qualora un atleta sia a rischio di una recidiva o di un peggioramento della lesione. Alcuni atleti, quando tornano a gareggiare a seguito di un infortunio, avvertono una maggiore ansia e tendono a concentrarsi principalmente sulla parte del corpo infortunata piuttosto che sui risultati della loro performance.

L’ansia da infortunio rappresenta un freno psicologico tra gli atleti infortunati.

Ad un passo dal recupero

Il nervosismo e l’incertezza generati da un infortunio possono rappresentare un freno all’impegno dell’atleta per tornare ad allenarsi o gareggiare, costituendo una minaccia per la sua motivazione. Alcuni studi dimostrano come un atleta possa tornare ad allenarsi e gareggiare per soddisfare motivazioni come il senso di colpa per aver deluso i compagni di squadra o per soddisfare le aspettative del proprio allenatore, dello staff e ancheinfortuniodella propria famiglia. Il tipo di motivazione determina poi il comportamento dell’atleta e può influenzare i suoi risultati e le sue esperienze cognitive, emotive e comportamentali. Infatti,  possibile osservare atleti che ritardano il loro recupero non rispettando il percorso terapeutico previsto. Altri atleti, al contrario, fanno tutto il possibile per recuperare più rapidamente, a volte tacendo dolori o preoccupazioni, che possono poi aumentare la durata dell’infortunio o il rischio di recidiva.

Più l’atleta è fiducioso nelle sue capacità e determinato nel portare a termine il percorso riabilitativo e di riatletizzazione, più sarà facile riprendere le sessioni di allenamento e le gare.

Quando si riprende l’allenamento dopo un infortunio è bene che l’atleta comunichi le proprie sensazioni all’allenatore o al preparatore fisico, sia positive sia negative, in modo che questi abbia tutte le informazioni necessarie e possa adattare, se necessario, il processo terapeutico per non mettere l’atleta in difficoltà.

 

Bibliografia
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