La nostra Parigi-Roubaix

Il Regalo

La nostra Parigi-Roubaix è iniziata qualche mese fa, proprio quando venne rinviata causa pandemia mondiale Covid-19 e proprio quando venne decisa la nuova data. Caso vuole che venisse rinviata proprio pochi giorni prima il mio compleanno, e caso vuole che la mia fidanzata decidesse di regalarmi un viaggio a Bruxelles per festeggiare. Lei pianifica il tutto: voli aereo, hotel vicino alla Grand Place di Bruxelles, parcheggio per l’auto vicino all’aeroporto di Malpensa, visita ad un paio di birrifici artigianali della zona, e… la Roubaix!
Sceglie Bruxelles come città base, perchè è comoda con i mezzi per arrivare a Roubaix, giusto 1 oretta di treno passando per Lille, e proprio per essere comodi per andare ad assistere alla classica.

Aspetta impaziente qualche mese prima di consegnarmi il regalo, infatti mi fa la sorpresa giusto un paio di giorni prima di partire. Non me l’aspettavo!

Allora iniziano le classiche ricerche Google su come entrare al velodromo di Roubaix, senza trovare nessuna informazione davvero utile, nemmeno sui vari forum che parlano di ciclismo, nemmeno sui gruppi WhatApp, quindi scriviamo direttamente agli organizzatori (ASO) e all’ufficio del turismo di Roubaix. Nel giro di 1 ora otteniamo risposta da entrambi, l’entrata al Velodromo è gratuita, ma i posti sono limitati e l’apertura al pubblico è prevista per le 13.00.

Il programma della giornata

Inizialmente, il programma era quello di arrivare a Roubaix attorno alle 10.30 del mattino, ma su mia insistenza è stato drasticamente cambiato… sveglia alle 5.00, treno alle 6.32 da Bruxelles, cambio treno con la coincidenza a Lille alle 7.00 e arrivo a Roubaix alle 7.25. La paura di andare lì e non avere la possibilità di entrare per la troppa ressa ha preso il sopravvento e il mio fanatismo ha comandato tutti i miei sensi.

Il viaggio verso Roubaix

Detto fatto, alle 7.25 del mattino di domenica 3 ottobre, eravamo nella piazzetta centrale di Roubaix, al buio pesto, sotto il diluvio, da soli.

In effetti sul treno abbiamo incontrato una dozzina di persone in tutto, ma non capivo se fossero già in giro o ancora in giro dal sabato notte.

Verso il Velodromo…

A Roubaix era ancora tutto chiuso, una veloce ricerca su Google Maps diceva che il velodromo distava dalla piazza circa 40 minuti a piedi, quindi bisognava fare assolutamente in fretta per andare a vedere come fosse la situazione.

– ” Io direi di andare davanti al velodromo per vedere quanta gente c’è, e poi decidiamo cosa fare.”
– “ok…” accompagnato da uno sguardo perplesso di Giulia, che non ho subito colto, anzi, ci sono arrivato solo dopo.
– “sbrighiamoci!”

40 minuti a piedi, percorriamo a piedi anche l’ultimo settore di pavè, la tensione è forte, come la pioggia battente che scendeva dalla sera prima, i piedi sono già zuppi e freddi, il vento del nord Europa, si infilava sotto il cappuccio dell’impermeabile, ma noi eravamo lì, alle 8.20 circa.

Roubaix

Non c’era nemmeno l’organizzazione. Il cancello del velodromo ancora chiuso. Nemmeno l’ombra di uno spettatore. Solo un signore in pantofole e pigiama a spasso con il suo labrador a pochi metri dall’ultimo settore, che fortuna abitare lì!

Dopo pochi minuti incontriamo un membro dello staff, che con un inglese peggiore del mio, ci guarda stranito e ci spiega che fino alle 13.00 non c’è modo di entrare. Non capisco perchè sia stranito, voglio solo essere sicuro di entrare e possibilmente occupare anche i posti migliori in tribuna!

Nel frattempo, tutti i bar e le caffetterie sono chiuse, gli stacanovisti aprono alle 10.00, quindi siamo rimasti in giro a passeggiare, sempre sotto un cielo scuro e carico di pioggia, mentre la luce del mattino iniziava a farsi largo tra le case di mattoni scuri e grandi finestre, spesso con un gatto seduto sul davanzale intento a sorvegliare l’area circostante.

Aspettiamo le 10.00 gironzolando in zona, quando entriamo in un bar abbastanza anonimo, mentre i proprietari stanno facendo colazione. Non parlano inglese, quindi cerchiamo di farci capire in qualche modo, salvo poi scoprire, 5 minuti dopo essere italiani, di Vasto (provincia di Chieti) per la precisione. Passiamo un po’ di tempo a chiacchierare del più e del meno, sorseggiando un thè caldo e un caffè americano, poi altri due thè, sperando che le nostre scarpe si asciugassero un minimo, ma senza successo.

Alle 11.45 vedo “movimento” dalle vetrate del bar quindi decido che è l’ora giusta per avvicinarci all’entrata, mi aspettavo un po’ di persone appassionate davanti ai cancelli pronte a entrare con il mio stesso intento di accaparrarsi i posti migliori, ma non c’è nessuno.

Ci accucciamo sotto una tettoia, almeno al riparo dalla pioggia, anche se il vento spira forte. Riusciamo anche a vedere qualche spezzone della gara dallo smartphone dall’applicazione di Eurosport.

Finalmente arrivano le 13.00…

E finalmente possiamo entrare, ovviamente per primi. Davanti ai cancelli, alle 13.00, ho contato 32 persone. Esattamente 1/10 delle 3200 che avevo previsto io!

Vado a prendere posto mentre Giulia si preoccupa di nutrire le nostre pance affamate, e dopo poco torna con un hotdog gigante e un chiletto di patatine a testa.

Siamo seduti a 30 metri all’arrivo, in prima fila, con i nostri hotdog e patatine, annaffiati dalle nostre birre, di fronte a noi il maxischermo trasmette la gara in diretta, che vita!

Un tiepido sole, nel frattempo, ha iniziato a farsi spazio nel cielo cinereo e scaldarci le spalle.

 

Gli juniores

Un paio d’ore prima dell’arrivo dei professionisti, come da tradizione, arriva nel celebre velodromo anche la Roubaix dedicata agli juniores, che ovviamente non percorre per intero il percorso, ma si pedala su diversi settori difficili in pavè, con il finale uguale a quello dei prof. Arrivano in 3 a giocarsi la vittoria, tra questi il campione del mondo che chiuderà terzo. Sono davvero stremati, coperti di fango, appesantiti, le biciclette scricchiolanti dallo sfrigolio del fango e della polvere increspata sulla trasmissione. Piano piano arrivano tutti, alla spicciolata, nessun gruppo numeroso, solo tanta fatica, dolore, ambizioni e passione vera.

Ed ecco i prof!

Ed ecco che arrivano i professionisti. Al maxischermo abbiamo guardato la cavalcata di Moscon fino alla foratura, seguita dalla caduta, seguita dalla crisi. Abbiamo guardato i primi tre lottare fianco a fianco senza risparmiare un briciolo di energie per provare a staccarsi a vicenda, fino a che non sono entrati nella pista. Il pubblico si alza in piedi, un boato li accoglie, la tensione è alle stelle. Cerco di guardare con attenzione tutte le mosse dei tre corridori per prevedere cosa potrebbe succedere. Poi arriva la volata, Mathieu Van der Poel sembrava il favorito principale ma le gambe non hanno supportato il volere della mente, e mentre il desiderio e la fame di vittoria scivolavano via, Colbrelli in rimonta vince la volata sulla sorpresa Vermeersh, conquistando una Roubaix speciale.

Nel giorno in cui un italiano vince la Roubaix, noi eravamo lì!

Anche le premiazioni viste in prima fila, con la mia Giulietta che cantava ad squarciagola l’inno di Mameli.

Il dopo gara

Siamo stati i primi ad arrivare, non potevamo non essere gli ultimi ad andare via!

Dopo la gara, abbiamo aspettato ancora un po’, volevamo goderci ogni momento e l’atmosfera, siamo anche riusciti a fare qualche foto sul cemento della pista, prima di fare il consueto giro di perlustrazione nella zona dei team, per vedere i meccanici indaffarati nel lavaggio bici e lo staff delle squadre lavorare a ritmi altissimi mentre i corridori si prendono qualche minuto in più sotto le docce calde, dopo una giornata tremenda. Sono anche riuscito a farmi regalare una borraccia dal team Movistar, che ho ovviamente, a mia volta, regalato a Giulia.

 

 

Altrettanti 40 minuti ci hanno riportati alla stazione di Roubaix per il viaggio di ritorno, in direzione Lille che ci ospiterà per cena.

Cena in centro Lille e dopo un breve passeggiata ci siamo diretti alla stazione per prendere il treno che ci avrebbe riportati a Bruxelles.

Stanchi, ancora infreddoliti, ma molto molto soddisfatti!

Ringraziamenti

Il mio “autismo” verso il ciclismo, soprattutto le classiche del nord, mi hanno portato ad essere a Roubaix più di 6 ore prima dell’apertura del velodromo, al freddo e sotto la pioggia battente, senza un posto dove poterci riparare almeno un po’. Nonostante questo, Giulia non ha battuto ciglio e mi ha assecondato in questo mio insano fanatismo, felice per me e felice di essere lì insieme a me.

Sono sicuro, che se è uscito il sole ad irradiare il velodromo di Roubaix è anche merito dello splendido sorriso di Juliette.

 

 

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